Francesco De Sario

UNA MENTE DA SERIE A

Come sbloccare il campione che è in te

In qualsiasi disciplina e ambito lavorativo, è necessario apprendere le strategie e le tecniche per tirare fuori il meglio di sé e arrivare ai massimi risultati. Un trainer al tuo fianco può aiutarti a sviluppare queste capacità.

Il tuo personal trainer

In questo libro il mio obiettivo è quello di diventare il tuo personal trainer e farti scalare la classifica della Serie A fino a sbloccare il campione che è in te.

Anche il più grande campione, in qualsiasi disciplina ha bisogno di un trainer che non saprà correre veloce quanto lui o calciare bene come lui, ma può insegnargli le strategie e le tecniche migliori, in modo che possa tirar fuori il meglio di sé e possa scendere in campo dando il massimo.

Io sono convinto che ognuno di noi potenzialmente è un campione. E quindi è giusto che anche tu ottenga tali risultati proprio come quelli dei nostri idoli che giocano in Serie A e che sono tanto amati, forse anche troppo.

Ottieni il successo che meriti

In questo libro, carta e penna alla mano, ti aiuterò a prendere decisioni importanti, a sfruttare la mente a tuo vantaggio, a cercare problemi invece di scansarli, a riconsiderare ciò che dici e come lo dici, a ottimizzare il tuo tempo e tanto altro ancora.

A proposito! …

Credi davvero che una mente da serie A serva solo per fare carriera nel mondo del calcio?

E allora dai, cosa aspetti, è arrivato il momento di dare una svolta alla tua vita, di andare a giocare nella massima serie!

Francesco De Sario

SISTEMA QUALITA' AGILE

Come organizzare al meglio la propria azienda

Il Sistema Qualità Agile offre la possibilità di dotarsi di un modello organizzativo veloce, coinvolgente, performante.

Strumenti agili

Ci sono due modi per evitare di raggiungere gli obiettivi della nostra organizzazione. Il primo è accantonarli e dimenticarli in chissà quale cassetto delle nostre scrivanie, il secondo è perseguirli a chiacchiere.

In entrambi i casi però, potremmo dare la responsabilità degli insuccessi a qualcuno o a qualche sorta di forza maggiore: la crisi, i dipendenti che non sono motivati, il mio commercialista che non mi segue bene e via andare in un crescendo che può arrivare ovunque.

L’adozione di strumenti agili e visivi abolisce in modo rapido questa trappola. La collaborazione e il contributo spontaneo dei singoli è valorizzato in modo sorprendente da questi metodi visivi e semplici.

La caratteristica essenziale è quella di mettere in condizione il team di concentrarsi su aspetti oggettivi permettendo di valorizzare punti di vista diversi e formulare azioni e impegni concreti.

Modello organizzativo

Gli strumenti agili permettono inoltre di sostituire quelle parti di sistema qualità che non funzionano o che vengono visti come pura formalità.

Possiamo proporti uno stage formativo per farti scoprire quanto produttivo sia il metodo che abbiamo costruito e testato in molteplici occasioni.

Basta poco tempo per toccare con mano la concretezza degli strumenti agili, la loro duttilità e, non ultimo, il piacevole gusto di svilupparli con i propri colleghi.

Il Sistema Qualità Agile offre la possibilità di dotarsi di un modello organizzativo veloce, coinvolgente, performante.

Francesco De Sario Quality Manager di FAAC, importante multinazionale italiana e Paolo Melis consulente e ispettore di sistemi qualità ne sono i fondatori.

Dal loro sodalizio professionale queste pagine, delle quali vi consigliamo l’acquisto, il sano godimento e soprattutto l’applicazione pratica.

UNA MENTE DA SERIE A

INTRODUZIONE

Un paio anni fa incontrai, dopo tempo immemorabile, il mio amico Andrea.

Ho sempre provato disagio, fino al limite del fastidio, per questo tipo di incontri perché si risolvono quasi sempre con un inutile rivangare di questioni raccontate molto peggio di come le si è vissute.

Con Andrea, del resto, avevamo avuto un passato di passione calcistica che spesso sconfinava nel fanatismo. Figuriamoci se, alla benedetta soglia dei 50 anni, io potessi sopportare qualche scontata litania sui tempi che furono.

Entrambi avevamo poi proseguito la nostra vita con una certa disinvoltura, entrambi con dignitosi successi lavorativi, entrambi in piena sintonia col nostro orizzonte.

Nessuno dei due era riuscito a giocare in serie A.

E qui il fulmine.

Ero ormai visibilmente spazientito da quel “I Remember” di bassa legatura, quando Andrea piazza una sentenza inappellabile: “….eppure avrei giurato che tu, Francesco, ci saresti riuscito; perché tu hai una mente da serie A”

Le pareti di quel centro commerciale sembravano vacillare di fronte all’inesorabilità di quella sentenza e con loro vacillava la mia presunta consapevolezza di me stesso. Vacillavano le mie gambe e si apprestava a vacillare anche il resto di quella giornata, notte compresa.

Mi ero fatto qualche domanda sulla mia sorte da calciatore, sul mio talento, sulla mia fortuna; ma mai sulla mia mente. Insomma, non ho giocato in serie A perché, pur avendo una mente da serie A non ero riuscito a capirlo e quindi non l’avevo sfruttata. Quasi peggio che non averla.

La sentenza di Andrea mi lanciò mani e piedi in una vorticosa ricerca. Mi buttai a corpo morto nello studio e approfondimento di una marea di teorie sullo sviluppo personale, sulla crescita mentale e compagnia bella. Insomma, milioni e milioni di pagine, centinaia di filmati di youtuber, decine e decine di bravissimi coach o di veri e propri cialtroni dei quali riuscivo a liberarmi non senza fatica. Tutto questo ho divorato grazie a quel pomeriggio inaspettato.

Bene, caro lettore, sono giunto a una conclusione: se stai pensando che la tua serie A ti sia stata negata per mancanza di talento o perché sei stato sfortunato per via di qualche inciampo, sei sulla strada sbagliata; e se vuoi continuare a pensarlo ti prego di chiudere queste pagine e dimenticare lo sforzo che hai fatto nel leggerle fin qua.

La tua serie A, come la mia, ti è stata negata perché, come me, non hai avuto una mente da serie A. Perché anche averla ma non utilizzarla, nel caso, equivale proprio a non averla.

Se invece vuoi abbandonare quel pensiero rassicurante e provare a trovare una via tua, amico lettore, seguimi su questa strada, lungo questa ricerca.

Ho tratto da tante teorie una piccola sintesi mentale, tenendo ciò che ci fa stare in campo e allontanando ciò che ci fa desiderare la rassicurante panchina.

Questo libro è l’unica risposta che ho saputo dare a quella mia aspirazione delusa, perché una mente da serie A vale anche al di fuori del calcio.

Che cosa significa avere una mente da serie A? Come si acquisisce e come si mantiene? Proprio di questo parleremo, ma solo se deciderai di mettere in pratica ciò che ti dirò di fare quando ti dirò di farlo.

Io intanto mi sdebito con il mio amico Andrea al quale dedico questo mio primo libro, frutto di ricerca e soprattutto figlio del meraviglioso caso che ha messo sulla mia strada l’agguato di un incontro inaspettato.

SISTEMA QUALITÀ AGILE

INTRODUZIONE

C’è una sottilissima insidia nel lavorare con persone che, volente o nolente, entrano nelle nostre simpatie: prima o poi si tende a credere a quello che dicono.

Per rendersi totalmente impermeabili a questo tranello c’è solo la strada che passa per il tacitare i propri istinti e le proprie umanistiche sensazioni.

Non è il mio caso.

Sono del tutto inabile in queste cose. Lo sono sempre stato.

Non riesco ad astrarre il mio pensiero operativo dalle contestuali sollecitazioni di simpatia, condivisione, emotività. E, si badi bene, tra queste ci sono anche quelle considerate meno nobili: l’antipatia, la repulsione, l’insofferenza. Confesso che non riesco a separare tutto questo dalle mie esperienze professionali. Posso dire di aver appreso a non lasciarle interferire troppo ma, se devo essere onesto, ammetto che nella mia memoria si imprimono più le facce che rappresentano stati d’animo che le brillanti analisi e le soluzioni organizzative che per casualità o fortuna ho saputo fare.

Francesco, Quality Manager di una multinazionale, è una di queste persone.

Lo incontrai in una delle mie mille coincidenze lavorative di qualche anno fa. Vedere il suo lavoro e il relativo modo di interpretarlo suscitava istintiva ammirazione, immediata predisposizione allo scambio e all’apprendimento. E siccome nelle terre emiliano-romagnole un lavoro ben fatto costituisce una buona metà della stima possibile verso l’essere umano, a tale legge mi sono scrupolosamente abbandonato, accompagnato inoltre da una istintiva simpatia per quelle attitudini di scrupolo, precisione e metodo di lavoro che a differenza di Francesco, io non riesco a possedere.

Cosa c’era quindi di più facile che cominciare a credergli?

E del resto la sua qualificatissima esperienza mi riconnetteva direttamente alla mia stessa esperienza. La sua aneddotica era davvero simile alla mia. Ci dicevamo che avremmo potuto scrivere un libro con i mille e mille aneddoti di eventi aziendali ai quali un Quality Manager o un consulente sono costretti ad assistere.

Con un larghissimo giro di parole arricchito da elegantissimi francesismi eravamo soliti dire: “alle aziende della qualità non gliene frega un cazzo”.

Poi per un paio di anni non l’ho più sentito.

Io in giro dalla mattina alla sera, lui a battagliare coi suoi colleghi, entrambi spingendo avanti le nostre routine di combattenti da trincea che cercano palmo a palmo di spostare in avanti quel confine di interesse verso la qualità.

O almeno così lo immaginavo.

Quando l’ho rivisto pochi mesi fa invece mi ha raccontato tutta un’altra storia: era dentro tutti i progetti cruciali dell’azienda, aveva definito le metodologie di sviluppo nuovi prodotti, i manager lo coinvolgevano per definire i dettagli delle strategie.

Ma se sembrava così vero e super comprovato che alle aziende non interessava la qualità come è stato possibile realizzare un ribaltone di tale proporzione?

E’ proprio la parola “sembrava” che nasconde il segreto. Dietro quella parola si cela ben più che il disinteresse delle aziende, e cioà una nostra falsa convinzione: che la qualità fosse limitata a quello che fino a quel momento avevamo fatto o conosciuto.

Tra le caratteristiche che ne accrescevano ai miei occhi la simpatia e la ammirazione, Francesco ha una spinta verso la curiosità e la conoscenza che io confesso di invidiare fino al livore.

Si era messo a studiare i sistemi visivi e agili per la gestione dei processi e del miglioramento e, per l’evidenza della stima di cui da sempre gode tra i colleghi, li ha rapidamente implementati e testati sui primi progetti.

Dopo due anni nessuno vorrebbe più tornare alle metodologie precedenti.

Il risultato che ha raggiunto ha prodotto cose impensabili: un aumento della partecipazione, un miglioramento delle relazioni, la riduzione di interferenze e, non certo ultimo, il più agevole raggiungimento degli obiettivi.

Con metodi agili, con la reale partecipazione si lavora meglio, la qualità diventa un vero strumento che facilita e, noi stessi, siamo più disponibili a rivedere le nostre false convinzioni.

In questo libro proviamo a testimoniare come.